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L’arte della Capoeira è una delle più alte espressioni folcloristiche ed artistiche del Brasile. Quest’antica lotta di liberazione adesso viene praticata da tutti, bambini, donne uomini e la si può vedere per le strade, negli spettacoli e nelle palestre. 

La capoeira si basa su tre componenti fondamentali: il movimento, la musica e il gruppo.

Per un capoerista il corpo è uno strumento di comunicazione con cui entrare in contatto con i propri compagni. Non esistono requisiti fisici per comunicare poiché la lingua della Capoeira si basa su semplici calci e schive alternati ad un passo ritmato molto simile a una danza. Le acrobazie servono solo ad abbellire i movimenti basilari del gioco.
La Capoeira inoltre è un disciplina che proprio come il linguaggio cresce e si adatta ai suoi praticanti senza mai forzarne la fisicità pur aumentandone gradualmente equilibrio, forza ed elasticità.


Nacque circa quattro secoli fa, (intorno al 1580), la sua origine è negra, infatti schiavi africani deportati in Brasile dai colonizzatori portoghesi, portarono con sé i loro rituali, la loro cultura e strumenti musicali come il “Berimbau“, il cui suono fa vibrare di emozione il cuore di ogni “capoeirista”.
Questi schiavi africani originari dell’Angola e del Congo, venivano impiegati come mano d’opera in lavori massacranti nelle piantagioni di canna da zucchero; al termine delle loro giornate si riunivano e ripercorrevano con la memoria il loro passato di libertà con i canti, le danze, le musiche ed i rituali: tra questi uno diventò “Capoeira”, una particolare forma di autodifesa e di lotta mascherata sotto forma di rituale e mimica.

In memoria storica di questa storia di oppressione si è sviluppata la Capoeira nelle “accademias” e nelle palestre e tutti noi continuiamo a ricordare quella lotta per la Libertà

GiulianaCapoeira